Il mio cuscino è mogio:
 
questo tetto è sgraziato.
 
Si è allontanato il mirto. Troppo.
 
Avvampa l’incendio. Intorno.
 
 
 
Sono –solamente– salva su una foglia d’alloro.
 
Tra le piante di limone sono salva –solamente–.
 
Sono miei gli arrivederci cinici (difensivi).
 
La mia carrozza sbanda. Sciatti borghesi.
 
 
 
Una decade ormai di rasoterra.
 
Doveva succedere. Un altro anno.
 
Laconico il mio viso. Il lungomare svanito.
 
Un’anteguerra mi accoglie col sorriso.
 
 
 
Sentimenti ciechi brulicano (con zelo),
 
per operarmi come punto e a capo.
 
Sopravvivo. Mi annoverano profeta.
 
Due punti sordi: la mia vita.
 
 
 
Mi scantuccio in tutti i muri. Riparto.
 
Il cuore è un cornicione sfatto.
 
Incendio per autocombustione di tronco
 
Ora. Nessuno. Ho la colpa (di tutto).
 
 
 
Ha preso il volo la lanterna. È notte.
 
Avrei potuto farmi sciame
 
come fanno le zanzare. È festa.
 
A me –solamente– escono le squame.

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