Innanzi ai bocci delle rose che ho piantato
 
cade in ginocchio il vento di Santa Ana,
 
a questa casa con un pezzo di giardino,
 
casa straniera diventata nido.
 
Una forza germoglia
 
sabotando cocciniglie
 
la terra dura strozza le radici,
 
ma la mia pianta non perisce.
 
 
 
Riassetto le foglie e do un ultimo sguardo
 
mentre con le mie valigie passo.
 
Saluto la via, il cielo si apre,
 
volo avanti nel tempo,
 
mi sveglia l’odore dell’aeroporto.
 
Un attimo a un vetro riassetto i capelli,
 
uno sguardo al vestito, poi prendo coraggio
 
e la porta si schiude.
 
 
 
Mia madre, mio padre
 
tremando mi afferrano.
 
È un sussulto di cuori,
 
l’autostrada è già casa,
 
San Giovanni mi aspetta
 
con dei mazzi d’iperico,
 
in questa piccola notte,
 
in questa piccola strada.
 
 
 
Cicale invisibili chiamano il giorno,
 
sull’ ombroso sentiero dei pini,
 
violette e ciclamini fanno capolino.
 
Innanzi alla culla di Madre Tirreno
 
cado in ginocchio ed è brace di rena
 
mentre mi sbocciano le vene
 
e mi trasformo in essenza,
 
cavalco una fiamma di sole.
 
 
 
Chi torna rivede, ma l’aria s’annuvola
 
di disumanesimo edesolazione.
 
Sul barroccio delle cianfrusaglie
 
ciondola un piede morto.
 
Sono ovunque straniera,
 
riunisco i miei semi dispersi
 
e li rimpiatto nelle cerniere.
 
 
 
Poi l’ultimo petalo tocca la terra.
 
Tocca la terra l’ultima rosa.
 
Mia madre, mio padre tremando,
 
richiudono l’uscio di casa.
 
Un aereo che passa nel cielo
 
è senz’altro il mio volo,
 
forse si abbracciano,
 
forse sospirano
 
 
 
e mi lasciano andare.

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Ada Zoe
9 mesi

È bello.
Mi piace molto come scrivi
Saluti

Laura Bertolini
Laura Bertolini
9 mesi

Thank you! Grazie

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