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La nuova beltà d’una

La nuova beltà d’una
mi sprona, sfrena e sferza;
né sol passato è terza,
ma nona e vespro, e prossim’è la sera.
Mie parto e mie fortuna,
l’un co’ la morte scherza,
né l’altra dar mi può qui pace intera.
I’ c’accordato m’era
col capo bianco e co’ molt’anni insieme,
già l’arra in man tene’ dell’altra vita,
qual ne promette un ben contrito core.
Più perde chi men teme
nell’ultima partita,
fidando sé nel suo propio valore
contr’a l’usato ardore:
s’a la memoria sol resta l’orecchio,
non giova, senza grazia, l’esser vecchio.

#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)

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