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La canzone di Piccolino

(dal bretone)

Piccolino, morta mamma,
non ha più di che campare;
resta solo con la fiamma
del deserto focolare;
poi le poche robe aduna,
mette l’abito più bello
per venirsene in città.
Invocando la fortuna
con il misero fardello,
Piccolino se ne va.
 
E cammina tutto il giorno,
si presenta ad un padrone:
—"Buon fornaio al vostro forno
accoglietemi garzone". -
Ma il fornaio con la moglie
ride ride trasognato:
—"Piccolino, in verità
il mio forno non accoglie
un garzone appena nato!
Non sei quello che mi va". -
 
Giunge al re nel suo palagio,
si presenta ardito e fiero:
—"Sono un piccolo randagio,
Sire, fatemi guerriero". -
Il buon Re sorride:– "Omino,
vuoi portare lancia e màlia?
Un guerriero? In verità
tu hai bisogno della balia!
Tu sei troppo piccolino:
Non sei quello che mi va". -
 
Vien la guerra, dopo un poco,
sono i campi insanguinati;
Piccolino corre al fuoco
tra le schiere dei soldati.
Ma le palle nell’assalto
lo sorvolano dall’alto
quasi n’abbiano pietà.
—"È carino quell’omino,
ma per noi troppo piccino:
non è quello che ci va!" -
 
Finalmente una di loro
lo trafora in mezzo al viso;
esce l’anima dal foro,
vola vola in Paradiso.
Ma San Pietro:– "O Piccolino,
noi s’occorre d’un Arcangelo
ben più grande, in verità.
Tu non fai nemmeno un Angelo
e nemmeno un Cherubino...
Non sei quello che ci va". -
 
Ma dal trono suo divino
Gesù Cristo scende intanto,
e sorride a Piccolino
e l’accoglie sotto il manto:
—"Perché parli in questo metro,
o portiere d’umor tetro?
Piccolino resti qua.
Egli è piccolo e mendico
senza tetto e senz’amico:
egli è quello che mi va...
O San Pietro, te lo dico,
te lo dico in verità!...”
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