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Con più certa salute

Con più certa salute
men grazia, donna, mi terrie ancor vivo;
dall’uno e l’altro rivo
degli occhi il petto sarie manco molle.
Doppia mercé mie picciola virtute5
di tanto vince che l’adombra e tolle;
né saggio alcun ma’ volle,
se non sé innalza e sprona,
di quel gioir ch’esser non può capace.
Il troppo è vano e folle;10
ché modesta persona
d’umil fortuna ha più tranquilla pace.
Quel c’a vo’ lice, a me, donna, dispiace:
chi si dà altrui, c’altrui non si prometta,
d’un superchio piacer morte n’aspetta.

#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)

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