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Esser non può già ma’ che gli occhi santi

Esser non può già ma’ che gli occhi santi
prendin de’ mie, com’io di lor, diletto,
rendendo al divo aspetto,
per dolci risi, amari e tristi pianti.
O fallace speranza degli amanti!
Com’esser può dissimile e dispari
l’infinita beltà, ’l superchio lume
da ogni mie costume,
che meco ardendo, non ardin del pari?
Fra duo volti diversi e sì contrari
s’adira e parte da l’un zoppo Amore;
né può far forza che di me gl’incresca,
quand’in un gentil core
entra di foco, e d’acqua par che n’esca.

#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)

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