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Non è più bassa o vil cosa terrena

Non è più bassa o vil cosa terrena
che quel che, senza te, mi sento e sono,
onde a l’alto desir chiede perdono
la debile mie propia e stanca lena.
 Deh, porgi, Signor mio, quella catena
che seco annoda ogni celeste dono:
la fede, dico, a che mi stringo e sprono;
né, mie colpa, n’ho grazia intiera e piena.
 Tanto mi fie maggior, quante più raro
il don de’ doni, e maggior fia se, senza,
pace e contento il mondo in sé non have.
 Po’ che non fusti del tuo sangue avaro,
che sarà di tal don la tuo clemenza,
se ’l ciel non s’apre a noi con altra chiave?

#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)

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