Sono affranto:
come un’oliva
lacrime unte ho pianto
mentre lei partiva.
 
In quel mentre
sotto le vetrate
passava gente
con fette di pane agliate.
 
Vedere la mia tristezza
masticata con gusto
mi ha dato allegrezza
e fatto robusto
 
alle avverse vicende d’amore.
Correte signori e signore
a condire le vostre parvenze
con olio di lacrime dense.
 
Sentite in fondo al palato
come punge la felicità svanita
nel ricordo che ha trasformato
la vita semplice in doppia vita.
 
La presente che scorre tra gli atti
da sbrigare di giorni senza storia:
il lavoro, la spesa, i piatti
che lavano via la memoria.
 
E l’altra che sta sospesa
come un affresco di Masaccio:
del paradiso perduto faccio
spesso autodifesa.
 
Dico: «Sono stato felice»
senza rossore e vergogna
perché«sono felice»si dice
nel ricordo o quando si sogna.

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Yuni Ada Pardo
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