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Quant’ognor fugge il giorno che mi resta

Quant’ognor fugge il giorno che mi resta
del viver corto e poco
tanto più serra il foco
in picciol tempo a mie più danno e strazio:
c’aita il ciel non presta5
contr’al vecchio uso in così breve spazio.
Pur poi che non se’ sazio
del foco circumscritto,
in cui pietra non serva suo natura
non c’un cor, ti ringrazio,
Amor, se ’l manco invitto
in chiuso foco alcun tempo non dura.
Mie peggio è mie ventura,
perché la vita all’arme che tu porti
cara non m’è, s’almen perdoni a’ morti.

#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)

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