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Giacea la mia virtú vinta e smarrita

Giacea la mia virtú vinta e smarrita
    Nel duol, ch’è sempre in sua ragion piú forte,
    Quando pietosa di sí dura sorte
    Venne in sogno Madonna a darle aita;
E ristorò gli spirti, e ’n me sopita
    La doglia a nova speme aprí le porte:
    E cosí ne l’imagine di morte
    Trovò l’egro mio cor salute e vita.
Ella, volgendo gli occhi in dolci giri,
    Parea che mi dicesse:—A che pur tanto,
    O mio fedel, t’affliggi e ti consumi?
E perché non fai tregua a’ tuoi sospiri,
    E ’n queste amate luci asciughi il pianto?
    Speri forse d’aver piú fidi lumi?—

Dice che essendo vinto dal dolore gli apparve in sogno la sua donna
e lo racconsolò.

#ScrittoriItaliani (XVI Rime d’amore secolo)

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