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Di che stame ordirò la vaga rete

Di che stame ordirò la vaga rete
    Onde l’aura fugace, Amore, annodi,
    Mentre fugge l’insidie e spezza i nodi
    E le sue fiamme accende e la mia sete?
D’alte querele forse o di secrete?
    Di soavi lusinghe e care frodi?
    O di lacrime sparse in dolci modi?
    O di rime dolenti o pur di liete?
Dove fia teso il laccio? ove dispiega
    Le belle chiome al vento un lauro ombroso?
    O pur tra l’erbe di smeraldo ascoso?
Ah! nemico è di pace e di riposo
    Chi tende a l’aura e chi la canta e prega,
    E sé medesmo solo avvolge e lega.

Prima dubita con qual rete possa prender l’aura ed in qual parte
debba tenderla; e poi si mostra pentito di tentar
cosa impossibile.

(XVI Rime d’amore secolo)

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