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L’aura, che dolci spirti e dolci odori

L’aura, che dolci spirti e dolci odori
    Porta da l’orïente ov’ella nacque,
    Perché tra verdi fronde e lucid’acque
    E fresche erbette spiri e lieti fiori,
E rinnovi i suoi primi e vaghi errori
    Lungo le rive onde m’accese e piacque,
    Mai ver’ me non si volse e mai non giacque
    In parte ove temprasse i nostri ardori.
E se non è chi la ritenga o coglia
    Mentre si turba il sole e fa sereno
    E mentre il bosco si riveste e spoglia,
Or qui si desti mormorando almeno
    Tra vivi fonti e lauri, ov’io l’accoglia
    Nel suo passar veloce e l’apra il seno.

Assomigliando la sua donna a l’aura, si lamenta ch’ella sia leggiera
e fugace e nieghi di temprar il suo caldo amoroso, e desidera
di riceverla almeno di passaggio.

(XVI Rime d’amore secolo)

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